23 Feb '17

Marina

Scrittrice, giornalista e blogger si dedica alla scrittura di articoli, post, racconti e romanzi, ma organizza anche corsi per imparare a scrivere sul web. Nel blog personale articoli e post utili ai blogger e non solo.

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Questione di Stile, cosa non ha stile e cosa ce l’ha

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In ogni momento della vita si può avere o non avere stile. Un esempio? L’abitudine di dire parolacce. È così generalizzata che ormai non ci si stupisce più di certi termini “in bocca anche alle signore”.

Eppure in questo non c’è nessuno stile.

Come non c’è stile del dare dello stupido o dello scemo ai propri bambini solo perchè non si comportano come vorremo. Non sono dei cani! E a dire il vero nemmeno loro si comportano solo come si vorrebbe.

Una questione di stile è anche l’atteggiamento che abbiamo nei confronti degli altri.

Sorridere, ascoltare, ringraziare, sembrano tutti verbi fuori moda. Sono certa che sei d’accordo anche tu. Molto spesso le persone vedono tutto come un obbligo, o un dovere.

Qualcuno un giorno mi ha chiesto perché ringrazio l’automobilista che si ferma per farmi passare quando sono sulle strisce, visto che è suo dovere.

E allora? Perché un grazie ci costa qualcosa? E anche se è suo dovere e nostro diritto, fargli un sorriso o un gesto di ringraziamento con la mano cosa fa? Ci fa sentire subito in difetto? È nostro “diritto” (detto con enfasi) quindi ringraziare è fuori luogo?

Non credo proprio. Una cameriera che ti porta il piatto al ristorante sta lavorando. Una commessa che ti porta i capi in camerino sta lavorando. Chiunque sta lavorando quindi è suo dovere. È così che la vedono in molti, ma allora… perché quando porgi il piatto a tuo figlio vuoi che ti ringrazi? Non è forse tuo dovere?

E quando stiri le camicie a tuo marito non vorresti forse che ti ringraziasse e apprezzasse il tuo lavoro? Certo non vorresti essere data per scontata, giusto?

Un proverbio che citava mia nonna diceva : “chi semina raccoglie. Se semini vento raccogli tempesta”.

Confucio ha detto “Ciò che non vuoi sia fatto a te non fare agli altri”. Questa viene definita una regola d’oro, o universale, ed è un valore morale fondamentale. Prende anche il nome di Etica della Reciprocità.

È stata formulata ben trenta volte. Ha radici molto profonde e la si trova in tantissime religioni e culture. Questa è la sua forma negativa e per questo a volte viene anche definita regola d’argento.

Il suo contrario, ovvero la stessa frase in positivo “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te” in questo caso è la regola d’oro per eccellenza.

Quindi, ricapitolando… è questione di stile, ma anche di educazione e c’è un pizzico di morale, vero? Perché se ritroviamo lo stesso principio, la stessa regola aurea in oltre trenta differenti formulazioni dall’alba dei tempi qualcosa vorrà pur dire, giusto?

Pensiamoci su.

Magari solo applicando queste semplici regole auree potremmo migliorare i nostri rapporti con gli altri. Semplice, no?

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